Illustrazione sul ransomware as a Service e sui nuovi modelli di estorsione che colpiscono le PMI italiane

Ransomware-as-a-Service: nuove estorsioni alle PMI

Il ransomware non è un problema “da grandi aziende”: è oggi una delle principali cause di danni economici per le piccole e medie imprese italiane. Una mail aperta di fretta o una password riutilizzata possono bastare per ritrovarsi con server bloccati e dati in ostaggio.

Negli ultimi anni il fenomeno è esploso grazie al modello Ransomware-as-a-Service (RaaS), che ha trasformato il cybercrime in un vero business organizzato. I rapporti europei, come l’ENISA Threat Landscape 2025 dell’Agenzia europea per la cybersicurezza, confermano che il ransomware resta tra le minacce principali per le organizzazioni.

Che cos’è il Ransomware-as-a-Service?

Una domanda frequente è: “Che cos’è il Ransomware-as-a-Service?”. Possiamo vederlo come un modello “in abbonamento” del crimine informatico. Gli sviluppatori del malware creano la piattaforma e la mettono a disposizione di affiliati nel dark web, che pagano per usarla e dividono gli incassi delle estorsioni.

È simile a un franchising: chi gestisce la piattaforma fornisce strumenti, manuali e persino “assistenza clienti” ai criminali meno esperti. Il risultato è che non serve più essere un super hacker per lanciare un attacco contro una PMI: basta seguire le “istruzioni” del servizio RaaS e scegliere il bersaglio.

Quali sono i nuovi modelli di business dei gruppi ransomware?

Le gang ransomware non si limitano più a cifrare i dati e chiedere un riscatto. Per aumentare la pressione sulle vittime hanno sviluppato nuovi modelli di business, sempre più aggressivi:

  • Double extortion: prima i dati vengono rubati, poi cifrati. Se l’azienda non paga, file sensibili (listini, dati clienti, contratti) vengono pubblicati su siti di “leak” nel dark web, con danni reputazionali e possibili problemi legali.

  • Triple e multiple extortion: oltre alla minaccia di pubblicare i dati, i criminali possono avviare attacchi DDoS contro il sito aziendale o contattare direttamente clienti e fornitori per spingerli a fare pressione sull’azienda.

  • Ransomware “a volume” sulle PMI: molti gruppi puntano su tanti attacchi a basso importo, resi possibili dall’automazione del RaaS. Per una PMI è più facile cedere davanti a una richiesta “gestibile” che affrontare giorni di fermo operativo, ma ogni pagamento alimenta l’ecosistema criminale.

Così il ransomware diventa una vera catena del valore: chi sviluppa, chi infetta e chi negozia hanno ruoli distinti, e le PMI, spesso meno protette, finiscono per essere il bersaglio preferito.

Perché è così difficile prevenire l’infezione iniziale?

Nella vita quotidiana di un’azienda, l’infezione iniziale avviene spesso attraverso gesti normalissimi:

  • un dipendente apre un allegato che sembra una fattura;

  • qualcuno inserisce la password aziendale su un sito clone della webmail;

  • un tecnico usa la stessa password su più sistemi “per comodità”.

Per una PMI è difficile controllare ogni clic, soprattutto senza un reparto IT interno strutturato. Inoltre gli attaccanti si muovono rapidamente: se riescono a entrare in rete, in poche ore possono cifrare server, backup collegati e molte workstation, bloccando l’operatività.

E anche quando i dati sono cifrati, il recupero non è scontato: i backup potrebbero essere stati compromessi o non essere aggiornati; in altri casi, i file sono recuperabili ma rimane il ricatto legato alla possibile pubblicazione delle informazioni rubate.

È possibile creare modelli predittivi basati sui comportamenti di rete?

Un’altra domanda importante è: “Possiamo prevedere un attacco ransomware prima che sia troppo tardi?”. La risposta è che si possono almeno intercettare i segnali precoci.

Studi recenti mostrano che analizzando il traffico di rete e il comportamento dei sistemi è possibile addestrare modelli di intelligenza artificiale capaci di riconoscere anomalie tipiche del ransomware, come:

  • picchi improvvisi di cifratura di file;

  • movimenti laterali sospetti tra server e postazioni;

  • comunicazioni verso indirizzi IP rari o mai visti prima.

Questi modelli predittivi non sono una bacchetta magica, ma permettono di:

  • individuare in anticipo comportamenti anomali;

  • bloccare automaticamente alcune attività sospette;

  • avvisare il team di sicurezza prima che l’attacco completi la cifratura massiva dei dati.

Per le PMI, rendere questi strumenti sostenibili significa spesso affidarsi a servizi gestiti, dove un team di specialisti monitora la rete e utilizza piattaforme evolute di analisi comportamentale, trasformando la sicurezza informatica da reattiva a proattiva.

Come può proteggersi una PMI italiana?

Senza entrare troppo nel tecnico, ci sono alcuni passi concreti che ogni impresa può intraprendere per migliorare la propria protezione dei dati:

  • definire una politica minima di sicurezza (password robuste, autenticazione a più fattori, gestione corretta dei privilegi);

  • formare periodicamente i dipendenti su phishing e uso sicuro degli strumenti digitali;

  • avere backup isolati, cifrati e testati regolarmente;

  • monitorare la rete con soluzioni capaci di rilevare anomalie, non solo firme di malware già noto;

  • stabilire prima un piano di risposta agli incidenti, invece di improvvisare nel mezzo dell’emergenza.

Perché affidarsi a CYBERTO

CYBERTO supporta le PMI italiane nel costruire una strategia di cybersicurezza concreta contro ransomware e nuove forme di estorsione: dall’analisi dei rischi alla formazione del personale, fino all’implementazione di soluzioni di monitoraggio e risposta agli incidenti.

Se vuoi capire quanto la tua azienda è esposta a questi rischi e quali passi puoi intraprendere da subito, contattaci tramite la pagina dedicata.

Attacco informatico generato da intelligenza artificiale che simboleggia l’evoluzione delle minacce digitali e l’importanza della sicurezza informatica per le PMI

Attacchi AI: come stanno evolvendo e cosa fare

Negli ultimi due anni gli attacchi informatici hanno fatto un salto di qualità grazie all’intelligenza artificiale (IA). Non parliamo di scenari da film: parliamo di email e telefonate che “suonano” autentiche, di messaggi perfettamente scritti in italiano, di voci sintetiche che imitano colleghi o fornitori. Per una piccola o media impresa, questo significa che la superficie d’attacco aumenta e che la velocità con cui i criminali operano cresce.

Che cos’è un attacco “basato su IA”?
È un attacco in cui il criminale usa strumenti di IA per automatizzare, perfezionare o rendere più credibile un’azione malevola. Esempi: testi di phishing generati in massa e su misura, deepfake audio/video per truffe di pagamento, malware che si adatta all’ambiente per sfuggire ai controlli.

Come si è evoluto il fenomeno (in 3 fasi):

  1. Automazione – L’IA ha permesso di produrre rapidamente grandi volumi di messaggi “credibili”, riducendo errori di grammatica e aumentando i click.
  2. Personalizzazione – Con dati presi dal web, i messaggi diventano contestuali: citano il nome del titolare, il gestionale usato, persino festività locali.
  3. Inganno multimodale – Non più solo email: arrivano note vocali, telefonate simulate, video brevi e chat che combinano testo, voce e immagini per spingere a pagare o condividere credenziali.

Quali rischi specifici per le PMI?

  • Phishing e BEC “iperefficaci”: la mail del “commercialista” o del “fornitore storico” è scritta benissimo, senza refusi, con riferimenti reali.
  • Deepfake vocali: una telefonata urgente del “titolare” che chiede un bonifico fuori procedura.
  • Fatture e preventivi fasulli: documenti generati automaticamente e coerenti con lo stile aziendale.
  • Furto di credenziali: pagine di login perfette, generate e aggiornate dall’IA per imitare i portali più usati.

Per capire il quadro europeo delle minacce, un riferimento utile è l’ENISA Threat Landscape, che evidenzia come phishing, sfruttamento delle vulnerabilità e social engineering restino vettori principali mentre le capacità di automazione e personalizzazione crescono grazie all’IA.

Cosa può fare subito una PMI :

  1. Autenticazione forte e “anti-phishing”: attivare passkey/FIDO2 dove possibile; altrimenti 2FA obbligatoria con app o token, mai solo SMS.
  2. Procedure di conferma pagamenti: nessun bonifico fuori procedura; doppia verifica con canale indipendente (es. chiamata a numero noto, non a quello ricevuto nella mail).
  3. Formazione breve e ricorrente: simulazioni realistiche, pillole mensili di 10 minuti
  4. Segmentazione e principio del minimo privilegio: credenziali separate per contabilità, produzione, commerciale; limitare l’accesso ai dati sensibili.
  5. Aggiornamenti e patch veloci: l’IA accelera lo sfruttamento delle vulnerabilità appena note. Automatizzare gli update critici.
  6. Monitoraggio e logging centralizzato: allarmi su anomalie (es. accessi fuori orario/Paese), conservazione dei log per indagini rapide.
  7. Piano di risposta agli incidenti: chi chiama chi, entro quanti minuti, quali sistemi isolare.
  8. Valutazioni periodiche: test di phishing, controllo dell’esposizione online (quante informazioni su persone e processi sono pubbliche), revisione dei privilegi.

CYBERTO affianca le PMI italiane con assessment rapidi, formazione mirata e implementazione di difese resistenti al phishing. Vuoi capire il tuo livello di esposizione e da dove partire? Contattaci qui

 

Illustrazione di un attacco ransomware con blocco dei dati aziendali e richiesta di riscatto

Ransomware nel 2025: come proteggere la tua impresa

Ransomware nel 2025: come proteggere la tua impresa

Nel panorama digitale del 2025, il ransomware rappresenta una delle minacce più gravi per le piccole e medie imprese italiane. Negli ultimi anni, queste aziende sono diventate il bersaglio preferito dei cybercriminali, grazie alla loro minore preparazione in ambito cybersicurezza rispetto alle grandi organizzazioni.

Ma come si è evoluto il ransomware? Quali nuove tecniche stanno emergendo e, soprattutto, come può un’impresa difendersi efficacemente?

In questo articolo, faremo chiarezza su queste domande con un linguaggio semplice e diretto, adatto a chi non ha una formazione tecnica.


Cos’è il ransomware?

Il ransomware è un tipo di software malevolo che, una volta installato su un dispositivo o in una rete, blocca l’accesso ai dati della vittima e richiede un riscatto (in inglese, “ransom”) per sbloccarli. Questo tipo di attacco può fermare completamente le attività aziendali, causando perdite economiche e danni alla reputazione.


Le nuove tecniche di attacco nel 2025

Nel 2025, i cybercriminali stanno utilizzando metodi sempre più sofisticati per aggirare le difese e colpire le PMI. Ecco le principali novità:

1. Attacchi multi-fase

Non si tratta più solo di un semplice virus. Gli attacchi ransomware moderni prevedono più fasi, tra cui l’infiltrazione silenziosa, l’analisi della rete e il blocco progressivo dei sistemi. In questo modo, gli hacker possono colpire nel momento più critico per l’azienda.

2. Estorsione doppia (double extortion)

Oltre a criptare i dati, i criminali minacciano di pubblicare le informazioni riservate online se il riscatto non viene pagato. Questo metodo mira a fare leva sulla paura di perdere la fiducia dei clienti e dei partner commerciali.

3. Attacchi tramite intelligenza artificiale

I nuovi ransomware sfruttano l’intelligenza artificiale per adattarsi ai sistemi che attaccano, eludendo i controlli tradizionali e migliorando le proprie capacità di mimetismo.

4. Phishing mirato (spear phishing)

I messaggi di posta elettronica fraudolenti sono sempre più personalizzati, scritti in modo convincente e difficili da distinguere da comunicazioni autentiche. Un solo clic può essere fatale.


Perché le PMI sono nel mirino

Molti imprenditori credono che le proprie aziende siano troppo piccole per interessare i cybercriminali. Niente di più sbagliato. Le PMI sono percepite come “anelli deboli”, spesso prive di un reparto IT dedicato o di strumenti di difesa aggiornati. Questo le rende un bersaglio facile e redditizio.

Secondo un recente rapporto dell’Agenzia dell’Unione europea per la cybersicurezza (ENISA), le PMI rappresentano uno degli obiettivi principali per gli attacchi ransomware in Europa.


Come difendersi dal ransomware

Anche senza conoscenze tecniche avanzate, ci sono alcune azioni concrete che ogni imprenditore può mettere in atto per proteggere la propria azienda.

1. Backup regolari

Mantenere una copia dei dati aziendali aggiornata, sicura e separata dalla rete principale è la prima linea di difesa. In caso di attacco, sarà possibile ripristinare le informazioni senza cedere al ricatto.

2. Aggiornamenti e patch

Assicurarsi che tutti i software, sistemi operativi e dispositivi siano costantemente aggiornati per correggere le vulnerabilità conosciute.

3. Formazione del personale

La maggior parte degli attacchi inizia con un’azione umana: un clic su un link sospetto, l’apertura di un allegato pericoloso. Per questo è fondamentale educare i dipendenti a riconoscere le minacce più comuni.

4. Antivirus e firewall avanzati

Investire in strumenti di cybersicurezza professionali è una scelta obbligata, non un lusso. Esistono soluzioni accessibili anche alle PMI, pensate per offrire protezione su misura.

5. Piano di risposta agli incidenti

Avere un piano chiaro e testato su come reagire in caso di attacco è fondamentale. Il tempo è un fattore critico: intervenire rapidamente può fare la differenza tra un disagio e un disastro.


CYBERTO al fianco delle PMI italiane

CYBERTO è nata per offrire alle piccole e medie imprese italiane soluzioni concrete di protezione informatica, pensate per essere efficaci, accessibili e facilmente comprensibili.

Crediamo che la sicurezza digitale non debba essere un privilegio, ma un diritto per ogni impresa. Con approcci personalizzati e tecnologie all’avanguardia, supportiamo i nostri clienti nella difesa contro le minacce più attuali, come il ransomware.


Conclusione

Il ransomware nel 2025 è più evoluto, più pericoloso e più mirato. Ma questo non significa che le piccole e medie imprese siano destinate a soccombere. Al contrario, con una strategia di cybersicurezza ben strutturata, è possibile prevenire i rischi e garantire la continuità del business.

La protezione parte dalla consapevolezza. Il momento di agire è ora.

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