Illustrazione concettuale sulla sicurezza informatica e sul Cyber Resilience Act per le piccole e medie imprese.

Cyber Resilience Act: cosa cambia per le PMI italiane

Negli ultimi anni la sicurezza informatica è diventata una priorità strategica per le imprese, anche per quelle di piccole e medie dimensioni. Attacchi ransomware, violazioni dei dati e sistemi digitali vulnerabili non sono più eventi eccezionali. In questo contesto si inserisce il Cyber Resilience Act (CRA), una nuova normativa europea pensata per aumentare il livello di cybersicurezza dei prodotti digitali immessi sul mercato.

Ma cos’è esattamente il Cyber Resilience Act? E cosa comporta, in concreto, per le PMI italiane?

Cos’è il Cyber Resilience Act

Il Cyber Resilience Act è un regolamento dell’Unione Europea che stabilisce requisiti obbligatori di sicurezza informatica per i prodotti con componenti digitali. Parliamo non solo di software, ma anche di dispositivi hardware connessi a Internet, come sistemi IoT, applicazioni, piattaforme digitali e strumenti utilizzati quotidianamente nelle aziende.

L’obiettivo principale del CRA è semplice: ridurre le vulnerabilità informatiche lungo tutto il ciclo di vita dei prodotti digitali, dalla progettazione fino alla dismissione. In altre parole, la sicurezza non deve più essere un’aggiunta successiva, ma un elemento “di base”, come le cinture di sicurezza nelle automobili.

Il regolamento nasce dalla constatazione che molti incidenti informatici derivano da prodotti immessi sul mercato senza adeguate misure di protezione, aggiornamenti o gestione delle falle di sicurezza. Secondo l’analisi europea, questo espone imprese e cittadini a rischi sempre più elevati.

Cosa cambia per le aziende (e per le PMI)

Una delle domande più frequenti è: il Cyber Resilience Act riguarda anche le piccole e medie imprese? La risposta è sì, anche se con impatti diversi a seconda del ruolo dell’azienda.

Il CRA si applica principalmente a chi sviluppa, produce, distribuisce o commercializza prodotti digitali. Tuttavia, anche le PMI che utilizzano questi strumenti ne saranno coinvolte indirettamente.

Per le aziende che realizzano o vendono software e soluzioni digitali, il regolamento introduce nuovi obblighi, tra cui:

  • progettare prodotti con requisiti minimi di sicurezza informatica;

  • gestire in modo strutturato le vulnerabilità;

  • garantire aggiornamenti di sicurezza;

  • fornire informazioni chiare agli utenti sui rischi e sull’uso sicuro.

Per le PMI che acquistano e utilizzano prodotti digitali, il cambiamento è altrettanto rilevante. Il Cyber Resilience Act punta a rendere il mercato più sicuro, offrendo strumenti più affidabili e riducendo il rischio di incidenti. È un po’ come acquistare un elettrodomestico con certificazioni di sicurezza: non elimina ogni rischio, ma riduce notevolmente la probabilità di problemi gravi.

In prospettiva, questo significa anche una maggiore responsabilità per le imprese nella scelta dei fornitori digitali e una crescente attenzione alla protezione dei dati e alla continuità operativa.

Tempi di applicazione del Cyber Resilience Act

Un altro aspetto cruciale riguarda quando il Cyber Resilience Act diventerà operativo.

Il regolamento è stato approvato a livello europeo e prevede un periodo di transizione per consentire alle aziende di adeguarsi. In linea generale:

  • l’entrata in vigore formale avviene poco dopo la pubblicazione ufficiale;

  • gli obblighi principali diventano applicabili dopo un periodo di adeguamento di circa 24 mesi;

  • alcuni obblighi specifici, come la gestione delle vulnerabilità e la segnalazione degli incidenti, potrebbero diventare operativi prima.

Questo lasso di tempo non va interpretato come un rinvio, ma come un’opportunità. Le imprese che iniziano per tempo a valutare i propri prodotti, processi e fornitori saranno avvantaggiate, evitando corse dell’ultimo minuto e possibili sanzioni.

Perché il Cyber Resilience Act è un’opportunità

Anche se può sembrare l’ennesimo adempimento normativo, il Cyber Resilience Act rappresenta un cambio di mentalità. La cybersicurezza diventa un fattore di qualità, fiducia e competitività. Per le PMI italiane, spesso bersaglio di attacchi proprio per la minore protezione, questo può tradursi in una maggiore resilienza digitale e in una riduzione dei rischi operativi.

Tempi di applicazione del Cyber Resilience Act

Un altro aspetto cruciale riguarda quando il Cyber Resilience Act diventerà operativo.

Il regolamento è stato approvato a livello europeo e prevede un periodo di transizione per consentire alle aziende di adeguarsi. In linea generale:

  • l’entrata in vigore formale avviene poco dopo la pubblicazione ufficiale;

  • gli obblighi principali diventano applicabili dopo un periodo di adeguamento di circa 24 mesi;

  • alcuni obblighi specifici, come la gestione delle vulnerabilità e la segnalazione degli incidenti, potrebbero diventare operativi prima.

Questo lasso di tempo non va interpretato come un rinvio, ma come un’opportunità. Le imprese che iniziano per tempo a valutare i propri prodotti, processi e fornitori saranno avvantaggiate, evitando corse dell’ultimo minuto e possibili sanzioni.

Perché il Cyber Resilience Act è un’opportunità

Anche se può sembrare l’ennesimo adempimento normativo, il Cyber Resilience Act rappresenta un cambio di mentalità. La cybersicurezza diventa un fattore di qualità, fiducia e competitività. Per le PMI italiane, spesso bersaglio di attacchi proprio per la minore protezione, questo può tradursi in una maggiore resilienza digitale e in una riduzione dei rischi operativi.

CYBERTO: al fianco delle PMI nella sicurezza informatica

In uno scenario normativo in continua evoluzione, CYBERTO supporta le piccole e medie imprese italiane nel comprendere e affrontare le nuove sfide della cybersicurezza. Aiutiamo le aziende a valutare i rischi, rafforzare la protezione dei sistemi informativi e prepararsi agli obblighi normativi europei, come il Cyber Resilience Act, con un approccio chiaro e orientato al business.

Se vuoi capire come preparare la tua azienda e proteggere davvero il tuo patrimonio digitale, contattaci.

Illustrazione sul ransomware-as-a-Service e sui nuovi modelli di estorsione che colpiscono le PMI italiane.

Ransomware-as-a-Service: nuove estorsioni alle PMI

Il ransomware non è un problema “da grandi aziende”: è oggi una delle principali cause di danni economici per le piccole e medie imprese italiane. Una mail aperta di fretta o una password riutilizzata possono bastare per ritrovarsi con server bloccati e dati in ostaggio.

Negli ultimi anni il fenomeno è esploso grazie al modello Ransomware-as-a-Service (RaaS), che ha trasformato il cybercrime in un vero business organizzato. I rapporti europei, come l’ENISA Threat Landscape 2025 dell’Agenzia europea per la cybersicurezza, confermano che il ransomware resta tra le minacce principali per le organizzazioni.

Che cos’è il Ransomware-as-a-Service?

Una domanda frequente è: “Che cos’è il Ransomware-as-a-Service?”. Possiamo vederlo come un modello “in abbonamento” del crimine informatico. Gli sviluppatori del malware creano la piattaforma e la mettono a disposizione di affiliati nel dark web, che pagano per usarla e dividono gli incassi delle estorsioni.

È simile a un franchising: chi gestisce la piattaforma fornisce strumenti, manuali e persino “assistenza clienti” ai criminali meno esperti. Il risultato è che non serve più essere un super hacker per lanciare un attacco contro una PMI: basta seguire le “istruzioni” del servizio RaaS e scegliere il bersaglio.

Quali sono i nuovi modelli di business dei gruppi ransomware?

Le gang ransomware non si limitano più a cifrare i dati e chiedere un riscatto. Per aumentare la pressione sulle vittime hanno sviluppato nuovi modelli di business, sempre più aggressivi:

  • Double extortion: prima i dati vengono rubati, poi cifrati. Se l’azienda non paga, file sensibili (listini, dati clienti, contratti) vengono pubblicati su siti di “leak” nel dark web, con danni reputazionali e possibili problemi legali.

  • Triple e multiple extortion: oltre alla minaccia di pubblicare i dati, i criminali possono avviare attacchi DDoS contro il sito aziendale o contattare direttamente clienti e fornitori per spingerli a fare pressione sull’azienda.

  • Ransomware “a volume” sulle PMI: molti gruppi puntano su tanti attacchi a basso importo, resi possibili dall’automazione del RaaS. Per una PMI è più facile cedere davanti a una richiesta “gestibile” che affrontare giorni di fermo operativo, ma ogni pagamento alimenta l’ecosistema criminale.

Così il ransomware diventa una vera catena del valore: chi sviluppa, chi infetta e chi negozia hanno ruoli distinti, e le PMI, spesso meno protette, finiscono per essere il bersaglio preferito.

Perché è così difficile prevenire l’infezione iniziale?

Nella vita quotidiana di un’azienda, l’infezione iniziale avviene spesso attraverso gesti normalissimi:

  • un dipendente apre un allegato che sembra una fattura;

  • qualcuno inserisce la password aziendale su un sito clone della webmail;

  • un tecnico usa la stessa password su più sistemi “per comodità”.

Per una PMI è difficile controllare ogni clic, soprattutto senza un reparto IT interno strutturato. Inoltre gli attaccanti si muovono rapidamente: se riescono a entrare in rete, in poche ore possono cifrare server, backup collegati e molte workstation, bloccando l’operatività.

E anche quando i dati sono cifrati, il recupero non è scontato: i backup potrebbero essere stati compromessi o non essere aggiornati; in altri casi, i file sono recuperabili ma rimane il ricatto legato alla possibile pubblicazione delle informazioni rubate.

È possibile creare modelli predittivi basati sui comportamenti di rete?

Un’altra domanda importante è: “Possiamo prevedere un attacco ransomware prima che sia troppo tardi?”. La risposta è che si possono almeno intercettare i segnali precoci.

Studi recenti mostrano che analizzando il traffico di rete e il comportamento dei sistemi è possibile addestrare modelli di intelligenza artificiale capaci di riconoscere anomalie tipiche del ransomware, come:

  • picchi improvvisi di cifratura di file;

  • movimenti laterali sospetti tra server e postazioni;

  • comunicazioni verso indirizzi IP rari o mai visti prima.

Questi modelli predittivi non sono una bacchetta magica, ma permettono di:

  • individuare in anticipo comportamenti anomali;

  • bloccare automaticamente alcune attività sospette;

  • avvisare il team di sicurezza prima che l’attacco completi la cifratura massiva dei dati.

Per le PMI, rendere questi strumenti sostenibili significa spesso affidarsi a servizi gestiti, dove un team di specialisti monitora la rete e utilizza piattaforme evolute di analisi comportamentale, trasformando la sicurezza informatica da reattiva a proattiva.

Come può proteggersi una PMI italiana?

Senza entrare troppo nel tecnico, ci sono alcuni passi concreti che ogni impresa può intraprendere per migliorare la propria protezione dei dati:

  • definire una politica minima di sicurezza (password robuste, autenticazione a più fattori, gestione corretta dei privilegi);

  • formare periodicamente i dipendenti su phishing e uso sicuro degli strumenti digitali;

  • avere backup isolati, cifrati e testati regolarmente;

  • monitorare la rete con soluzioni capaci di rilevare anomalie, non solo firme di malware già noto;

  • stabilire prima un piano di risposta agli incidenti, invece di improvvisare nel mezzo dell’emergenza.

Perché affidarsi a CYBERTO

CYBERTO supporta le PMI italiane nel costruire una strategia di cybersicurezza concreta contro ransomware e nuove forme di estorsione: dall’analisi dei rischi alla formazione del personale, fino all’implementazione di soluzioni di monitoraggio e risposta agli incidenti.

Se vuoi capire quanto la tua azienda è esposta a questi rischi e quali passi puoi intraprendere da subito, contattaci tramite la pagina dedicata.

Dipendenti che partecipano a una formazione sulla sicurezza informatica per ridurre i rischi legati all’errore umano

Fattore umano e cybersicurezza: la formazione è decisiva

Il tema della sicurezza informatica viene spesso associato a firewall, antivirus e tecnologie sofisticate. Eppure, uno degli elementi più critici è anche il più imprevedibile: il comportamento umano. Secondo diverse analisi internazionali, oltre il 70% degli incidenti informatici nasce da un errore umano o da una disattenzione. Non si parla solo di clic su email sospette, ma anche di password deboli, informazioni condivise in modo improprio o semplici dimenticanze.

Per una piccola o media impresa, questo rappresenta un rischio concreto. I sistemi possono essere avanzati, ma se chi li utilizza non è consapevole delle minacce, l’intera organizzazione resta vulnerabile. È qui che entra in gioco la formazione alla cybersicurezza, uno strumento che permette di trasformare ogni collaboratore in una prima linea di difesa.

Perché il fattore umano è ancora la principale vulnerabilità

Immaginiamo una situazione quotidiana: un dipendente riceve un’email che sembra provenire da un fornitore abituale. È scritta bene, contiene un allegato e invita ad aprirlo per “verificare un ordine”. Basta un attimo di distrazione, e l’allegato viene aperto, introducendo un malware nella rete aziendale.

Non servono tecnicismi per comprendere quanto questo scenario sia realistico. Le tecniche di attacco, in particolare il phishing, si basano proprio sulla capacità di imitare comunicazioni legittime. La tecnologia può filtrare molto, ma non può sostituire la capacità umana di riconoscere un comportamento sospetto.

La sfida della formazione continua

Molte imprese effettuano una formazione occasionale sulla sicurezza informatica, magari una volta all’anno. Tuttavia, questo approccio non basta più. Le minacce evolvono rapidamente e l’attenzione, inevitabilmente, cala con il tempo.

Le aziende devono quindi adottare un modello diverso, basato su tre pilastri:

1. Formazione periodica e modulare

Meglio sessioni brevi, regolari e semplici da seguire, anziché un unico corso lungo e dispersivo. Piccoli aggiornamenti frequenti aiutano a mantenere alta la consapevolezza.

2. Simulazioni di phishing

Grazie alle simulazioni controllate, i dipendenti possono esercitarsi a identificare email sospette senza rischi reali. È un modo efficace per imparare dai propri errori e migliorare progressivamente.

3. Comunicazione chiara e quotidiana

Promemoria, buone pratiche, mini-test: creare una cultura di attenzione costante è un elemento chiave. La sicurezza deve diventare un’abitudine, non un evento.

Una fonte autorevole come l’Agenzia per la Cybersicurezza Nazionale conferma il ruolo cruciale della formazione per contrastare i rischi legati al fattore umano.

Quali strategie rendono davvero efficace il phishing training?

La formazione al phishing non è utile solo quando “smonta” email truffaldine. Per essere realmente efficace, dovrebbe includere:

Attacchi simulati realistici

Le email devono essere simili a quelle che un dipendente riceve nella vita lavorativa: comunicazioni interne, avvisi di consegna, notifiche bancarie. Solo così l’apprendimento è concreto.

Feedback immediato

Quando una persona clicca su una simulazione di phishing, deve ricevere subito un messaggio esplicativo: cosa non andava? Quali segnali erano riconoscibili? Il feedback tempestivo è uno dei fattori di maggior impatto educativo.

Progresso graduale

Le simulazioni dovrebbero diventare più complesse nel tempo, seguendo il livello di maturità aziendale. Questo rende l’esperienza coinvolgente e permette di misurare un miglioramento reale.

Focus sulle motivazioni psicologiche

Molti attacchi funzionano perché fanno leva sulla fretta, sulla curiosità o sulla paura. Comprendere questi meccanismi aiuta i dipendenti a reagire con maggiore consapevolezza.

Come misurare il miglioramento della “cyber awareness”?

La domanda più comune tra gli imprenditori è: come faccio a sapere se la formazione sta funzionando?

Esistono diversi indicatori semplici ma efficaci:

Tasso di clic durante le simulazioni

È forse il parametro più immediato: se col tempo il numero di utenti che “cade” nelle simulazioni diminuisce, significa che la consapevolezza sta aumentando.

Velocità di segnalazione

Una buona cultura della sicurezza porta i dipendenti a segnalare rapidamente un’email sospetta. Più aumenta la rapidità delle segnalazioni, più cresce la maturità del team.

Risultati dei quiz periodici

Test brevi, semplici e regolari permettono di capire se i concetti vengono assimilati.

Riduzione degli incidenti interni

Password cambiate più spesso, meno allegati pericolosi aperti, maggiore attenzione ai documenti condivisi: sono tutti segnali di una cyber awareness in crescita

CYBERTO come partner nella sicurezza delle PMI

Il fattore umano può essere il punto debole, ma con la giusta formazione può diventare il punto di forza. CYBERTO supporta le PMI italiane nel rafforzare la propria sicurezza informatica attraverso percorsi di formazione, simulazioni di phishing e programmi personalizzati.

Se desideri portare la tua azienda a un livello superiore di protezione, contattaci per una analisi gratuita delle tue esigenze.

Schema di sicurezza IT per ambienti ibridi con cloud e server locali collegati e protetti

Proteggere l’ibrido: sicurezza tra cloud e on-premise

Cybersecurity per ambienti ibridi: proteggere l’infrastruttura tra cloud e on-premise

Nel mondo digitale di oggi, la maggior parte delle piccole e medie imprese (PMI) italiane sta adottando soluzioni ibride che combinano infrastrutture locali (on-premise) e servizi cloud. Questa evoluzione porta enormi vantaggi in termini di flessibilità, scalabilità e costi. Tuttavia, apre anche la porta a nuove sfide in materia di cybersicurezza.

In un contesto ibrido, la protezione dei dati e dei sistemi richiede un approccio coordinato che tenga conto delle diverse superfici d’attacco. In questo articolo, vedremo perché è fondamentale investire nella cybersicurezza per ambienti ibridi e come le PMI possono farlo in modo efficace, anche senza competenze tecniche avanzate.


Cosa si intende per ambiente ibrido?

Un ambiente IT ibrido è una combinazione di risorse e servizi gestiti localmente (ad esempio, server fisici presenti in azienda) e soluzioni cloud fornite da terze parti (come Microsoft Azure, Google Cloud o AWS). Questo modello consente alle imprese di beneficiare della potenza del cloud per alcune attività (backup, posta elettronica, gestione documentale) pur mantenendo il controllo su sistemi critici in locale.

Ma con la diffusione di queste architetture miste, cresce anche la complessità della protezione informatica.


I rischi principali in ambienti ibridi

Le PMI spesso sottovalutano i rischi associati agli ambienti ibridi, pensando che “il cloud sia già sicuro” o che “il proprio server aziendale è protetto dal firewall”. In realtà, i principali pericoli includono:

  • Superfici d’attacco multiple: più punti di accesso significano più possibilità per i criminali informatici di entrare nei sistemi.
  • Configurazioni errate: soprattutto nel cloud, configurazioni non corrette possono esporre dati sensibili a internet.
  • Mancanza di visibilità: può essere difficile monitorare in tempo reale cosa accade tra cloud e infrastruttura locale.
  • Autenticazione debole: l’utilizzo di credenziali semplici o condivise è ancora troppo comune.

Per affrontare queste minacce serve un piano di cybersicurezza pensato su misura per ambienti ibridi.


Le basi della cybersicurezza ibrida per le PMI

Anche senza essere esperti tecnici, gli imprenditori e i professionisti possono mettere in atto alcune strategie efficaci:

1. Autenticazione forte e controllo degli accessi

Implementare sistemi di autenticazione a più fattori (MFA) è uno dei primi passi da compiere. Consente di proteggere gli account anche in caso di furto delle credenziali.

2. Segmentazione della rete

Dividere l’infrastruttura in “zone” permette di contenere eventuali attacchi e impedire che si diffondano su tutta la rete.

3. Backup regolari e sicuri

I dati devono essere salvati sia in locale sia nel cloud, seguendo la regola 3-2-1 (tre copie, su due supporti diversi, una off-site).

4. Aggiornamenti e patch

Tenere aggiornati software e sistemi operativi, sia in sede sia nel cloud, è essenziale per chiudere le vulnerabilità conosciute.

5. Monitoraggio continuo e avvisi automatici

Utilizzare strumenti che segnalano attività anomale può aiutare a individuare rapidamente un attacco.


Il ruolo della formazione e della consapevolezza

Un’infrastruttura sicura non può prescindere dalle persone. Anche la migliore tecnologia è inutile se i dipendenti cliccano su link sospetti o utilizzano password deboli. Per questo motivo è importante:

  • Formare il personale sui rischi informatici.
  • Stabilire regole chiare per l’uso degli strumenti digitali.
  • Promuovere una cultura della cybersicurezza in azienda.

Affidarsi a partner specializzati

Per molte PMI, gestire internamente la cybersicurezza di un ambiente ibrido è complesso e dispendioso. In questi casi, rivolgersi a partner esperti come CYBERTO consente di ottenere soluzioni su misura, audit di sicurezza, implementazione di strumenti avanzati e supporto continuo.

Con il supporto giusto, anche le aziende più piccole possono adottare misure di protezione all’altezza delle sfide moderne.


Una questione strategica, non solo tecnica

Investire nella cybersicurezza non è solo una scelta tecnica, ma una decisione strategica per il futuro dell’impresa. Una violazione può causare danni economici, reputazionali e legali molto gravi.

Secondo un’indagine di Clusit, gli attacchi informatici in Italia sono in costante aumento, e le PMI sono bersagli sempre più frequenti. Prevenire oggi significa evitare problemi domani.


Conclusione

L’integrazione tra cloud e on-premise offre grandi opportunità alle PMI italiane, ma richiede attenzione sul fronte della sicurezza.

CYBERTO è al fianco delle imprese per guidarle in questo percorso, con soluzioni concrete, personalizzate e comprensibili anche per chi non ha competenze IT.

Non aspettare che sia troppo tardi: rendi sicura la tua infrastruttura ibrida, oggi.

Contattaci per avere maggiori informazioni e per una consulenza personalizzata.

 

Illustrazione di un attacco ransomware con blocco dei dati aziendali e richiesta di riscatto

Ransomware nel 2025: come proteggere la tua impresa

Ransomware nel 2025: come proteggere la tua impresa

Nel panorama digitale del 2025, il ransomware rappresenta una delle minacce più gravi per le piccole e medie imprese italiane. Negli ultimi anni, queste aziende sono diventate il bersaglio preferito dei cybercriminali, grazie alla loro minore preparazione in ambito cybersicurezza rispetto alle grandi organizzazioni.

Ma come si è evoluto il ransomware? Quali nuove tecniche stanno emergendo e, soprattutto, come può un’impresa difendersi efficacemente?

In questo articolo, faremo chiarezza su queste domande con un linguaggio semplice e diretto, adatto a chi non ha una formazione tecnica.


Cos’è il ransomware?

Il ransomware è un tipo di software malevolo che, una volta installato su un dispositivo o in una rete, blocca l’accesso ai dati della vittima e richiede un riscatto (in inglese, “ransom”) per sbloccarli. Questo tipo di attacco può fermare completamente le attività aziendali, causando perdite economiche e danni alla reputazione.


Le nuove tecniche di attacco nel 2025

Nel 2025, i cybercriminali stanno utilizzando metodi sempre più sofisticati per aggirare le difese e colpire le PMI. Ecco le principali novità:

1. Attacchi multi-fase

Non si tratta più solo di un semplice virus. Gli attacchi ransomware moderni prevedono più fasi, tra cui l’infiltrazione silenziosa, l’analisi della rete e il blocco progressivo dei sistemi. In questo modo, gli hacker possono colpire nel momento più critico per l’azienda.

2. Estorsione doppia (double extortion)

Oltre a criptare i dati, i criminali minacciano di pubblicare le informazioni riservate online se il riscatto non viene pagato. Questo metodo mira a fare leva sulla paura di perdere la fiducia dei clienti e dei partner commerciali.

3. Attacchi tramite intelligenza artificiale

I nuovi ransomware sfruttano l’intelligenza artificiale per adattarsi ai sistemi che attaccano, eludendo i controlli tradizionali e migliorando le proprie capacità di mimetismo.

4. Phishing mirato (spear phishing)

I messaggi di posta elettronica fraudolenti sono sempre più personalizzati, scritti in modo convincente e difficili da distinguere da comunicazioni autentiche. Un solo clic può essere fatale.


Perché le PMI sono nel mirino

Molti imprenditori credono che le proprie aziende siano troppo piccole per interessare i cybercriminali. Niente di più sbagliato. Le PMI sono percepite come “anelli deboli”, spesso prive di un reparto IT dedicato o di strumenti di difesa aggiornati. Questo le rende un bersaglio facile e redditizio.

Secondo un recente rapporto dell’Agenzia dell’Unione europea per la cybersicurezza (ENISA), le PMI rappresentano uno degli obiettivi principali per gli attacchi ransomware in Europa.


Come difendersi dal ransomware

Anche senza conoscenze tecniche avanzate, ci sono alcune azioni concrete che ogni imprenditore può mettere in atto per proteggere la propria azienda.

1. Backup regolari

Mantenere una copia dei dati aziendali aggiornata, sicura e separata dalla rete principale è la prima linea di difesa. In caso di attacco, sarà possibile ripristinare le informazioni senza cedere al ricatto.

2. Aggiornamenti e patch

Assicurarsi che tutti i software, sistemi operativi e dispositivi siano costantemente aggiornati per correggere le vulnerabilità conosciute.

3. Formazione del personale

La maggior parte degli attacchi inizia con un’azione umana: un clic su un link sospetto, l’apertura di un allegato pericoloso. Per questo è fondamentale educare i dipendenti a riconoscere le minacce più comuni.

4. Antivirus e firewall avanzati

Investire in strumenti di cybersicurezza professionali è una scelta obbligata, non un lusso. Esistono soluzioni accessibili anche alle PMI, pensate per offrire protezione su misura.

5. Piano di risposta agli incidenti

Avere un piano chiaro e testato su come reagire in caso di attacco è fondamentale. Il tempo è un fattore critico: intervenire rapidamente può fare la differenza tra un disagio e un disastro.


CYBERTO al fianco delle PMI italiane

CYBERTO è nata per offrire alle piccole e medie imprese italiane soluzioni concrete di protezione informatica, pensate per essere efficaci, accessibili e facilmente comprensibili.

Crediamo che la sicurezza digitale non debba essere un privilegio, ma un diritto per ogni impresa. Con approcci personalizzati e tecnologie all’avanguardia, supportiamo i nostri clienti nella difesa contro le minacce più attuali, come il ransomware.


Conclusione

Il ransomware nel 2025 è più evoluto, più pericoloso e più mirato. Ma questo non significa che le piccole e medie imprese siano destinate a soccombere. Al contrario, con una strategia di cybersicurezza ben strutturata, è possibile prevenire i rischi e garantire la continuità del business.

La protezione parte dalla consapevolezza. Il momento di agire è ora.

Contattaci per maggiori informazioni e per ricevere una consulenza personalizzata

Professionisti eseguono un cyber stress test su reti informatiche di una PMI per verificarne la sicurezza.

Cyber stress test: proteggi la tua PMI oggi

Cyber Stress Test: proteggi la tua PMI oggi

Nel panorama digitale moderno, la cybersicurezza è diventata una priorità anche per le piccole e medie imprese (PMI). Eppure, molti imprenditori continuano a pensare che i rischi informatici riguardino solo le grandi aziende. La realtà è ben diversa. Ogni giorno, le PMI italiane sono bersaglio di attacchi informatici sempre più sofisticati, spesso con conseguenze gravi su dati, operatività e reputazione.

Uno strumento fondamentale per prevenire questi rischi è il cyber stress testing, una pratica ancora poco conosciuta ma essenziale per testare la resilienza dei sistemi aziendali contro attacchi informatici simulati.

Cos’è il cyber stress testing

Il cyber stress testing è una simulazione controllata che mette alla prova i sistemi informatici di un’azienda per verificare come reagiscono sotto pressione, in caso di attacchi reali. L’obiettivo non è solo quello di individuare eventuali vulnerabilità, ma anche di valutare tempi di risposta, efficacia dei protocolli di sicurezza e prontezza delle risorse umane coinvolte.

Proprio come uno stress test finanziario misura la resistenza di una banca a scenari economici critici, il cyber stress test valuta la capacità di una PMI di resistere a incidenti informatici, come:

  • attacchi ransomware,
  • tentativi di phishing,
  • violazioni dei dati sensibili,
  • blocchi operativi dovuti a malware.

Perché è fondamentale per le PMI

Le piccole e medie imprese sono spesso considerate bersagli facili da parte degli hacker. Questo perché molte di esse non dispongono di strutture IT dedicate, né investono abbastanza nella cybersicurezza. Secondo un report dell’ENISA (l’Agenzia dell’Unione europea per la cybersicurezza), le PMI sono sempre più nel mirino di cyber criminali, proprio per la loro esposizione e vulnerabilità strutturale.

Il cyber stress test consente alle PMI di anticipare le minacce, simulando attacchi in un ambiente sicuro. È uno strumento che permette agli imprenditori di:

  • identificare le aree deboli prima che lo faccia un hacker,
  • allenare il personale a riconoscere e reagire tempestivamente agli incidenti,
  • testare le policy aziendali in materia di sicurezza informatica,
  • aumentare la fiducia dei clienti e dei partner commerciali.

Un approccio proattivo alla cybersicurezza

Affidarsi a soluzioni standard non basta più. Il cyber stress testing rappresenta un approccio proattivo alla cybersicurezza: non si limita a installare software di protezione, ma mette in gioco l’intero ecosistema digitale dell’azienda.

Un test efficace non riguarda solo i firewall o gli antivirus, ma coinvolge anche:

  • le reti aziendali,
  • i dispositivi utilizzati dai dipendenti (soprattutto in smart working),
  • l’infrastruttura cloud,
  • i backup e i piani di continuità operativa.

Inoltre, uno stress test ben progettato offre report dettagliati e azioni correttive, trasformando la simulazione in una vera e propria occasione di miglioramento.

Come avviene un cyber stress test

Il processo viene generalmente condotto da professionisti specializzati in cybersicurezza come il team di CYBERTO, e si articola in più fasi:

  1. Analisi preliminare: si identificano le risorse critiche e gli scenari di attacco più plausibili.
  2. Pianificazione dell’attacco simulato: vengono definiti gli strumenti e le tecniche da utilizzare.
  3. Esecuzione del test: si svolge l’attacco in modo controllato, senza impattare le attività aziendali.
  4. Report finale: si fornisce una valutazione completa della resilienza dell’azienda, con consigli operativi.

Il tutto avviene con la massima riservatezza e trasparenza, per garantire che ogni risultato sia utile e concreto.

Un investimento che vale il futuro della tua impresa

Molti imprenditori esitano ad investire nella cybersicurezza per motivi di budget o per scarsa consapevolezza. Tuttavia, i costi di un attacco informatico superano di gran lunga quelli di un cyber stress test. Parliamo non solo di danni economici diretti, ma anche di perdite di dati, interruzioni di servizio, sanzioni legali e danni reputazionali.

Affrontare la sicurezza in modo superficiale può significare compromettere la continuità dell’intero business.


Conclusioni

Il cyber stress testing è uno strumento strategico per tutte le PMI che vogliono affrontare le sfide della cybersicurezza con consapevolezza e preparazione. In un mondo digitale in costante evoluzione, mettere alla prova i propri sistemi non è più un’opzione, ma una necessità.

Noi di CYBERTO aiutiamo le piccole e medie imprese italiane a proteggere il proprio futuro digitale. Contattaci per scoprire come il nostro servizio di cyber stress test può fare la differenza per la tua impresa.

 

Grafica di un sistema MDR che analizza e protegge una rete informatica aziendale

Proteggi la tua PMI: le funzioni chiave del servizio MDR

Le funzionalità chiave di un servizio MDR efficace per proteggere la tua infrastruttura IT

Nel contesto digitale di oggi, la cybersicurezza non è più un’opzione, ma una necessità. Questo vale soprattutto per le piccole e medie imprese (PMI) italiane, spesso bersagli ideali per gli attacchi informatici a causa di risorse limitate e protezioni insufficienti. Un servizio sempre più richiesto per contrastare queste minacce è l’MDR (Managed Detection and Response): un approccio moderno e completo alla sicurezza informatica.

In questo articolo esploreremo le funzionalità essenziali che rendono un servizio MDR davvero efficace per proteggere l’infrastruttura IT della tua azienda. Nessuna nozione tecnica complessa, solo indicazioni pratiche e comprensibili per imprenditori e professionisti che vogliono difendere il proprio business.


Cos’è un servizio MDR

Il termine MDR sta per “Managed Detection and Response”, ovvero Rilevamento e Risposta Gestita. Si tratta di un servizio che combina tecnologie avanzate e competenze umane per:

  • Rilevare minacce in tempo reale
  • Analizzare comportamenti sospetti
  • Rispondere rapidamente agli incidenti informatici

A differenza di un classico antivirus, un MDR non si limita a bloccare i malware, ma offre un monitoraggio costante e proattivo dell’intera rete aziendale.


Perché è fondamentale per le PMI

Le PMI spesso non dispongono di un reparto IT interno specializzato in sicurezza. Un servizio MDR colma questa lacuna, fornendo una protezione professionale continua a costi sostenibili.

Secondo un recente report di IBM, il tempo medio per identificare e contenere una violazione è di circa 277 giorni. Un servizio MDR può ridurre drasticamente questo tempo, minimizzando i danni economici e reputazionali.


Le funzionalità chiave di un MDR efficace

Ecco le principali caratteristiche che un servizio MDR dovrebbe offrire per essere davvero utile alla tua azienda.

1. Monitoraggio 24/7

La sicurezza non dorme mai. Un MDR deve garantire sorveglianza continua, giorno e notte, anche durante i weekend e le festività. Questo permette di intercettare attività sospette in tempo reale, prima che diventino problemi gravi.

2. Rilevamento delle minacce avanzato

Non basta cercare virus: oggi gli attacchi sono sempre più sofisticati. Un buon MDR utilizza intelligenza artificiale e analisi comportamentale per identificare:

  • Attività anomale
  • Accessi non autorizzati
  • Tentativi di esfiltrazione dati

Questo approccio consente di agire anche contro minacce sconosciute.

3. Risposta rapida agli incidenti

Un MDR efficace non si limita a notificare il problema: interviene attivamente, isolando i dispositivi compromessi e bloccando l’attacco. In questo modo si riduce il rischio di danni estesi.

4. Reportistica e visibilità

Anche se non sei un tecnico, hai diritto a sapere cosa accade nel tuo sistema informatico. Il servizio dovrebbe fornire report chiari e comprensibili, con indicatori chiave e suggerimenti concreti per migliorare la sicurezza.

5. Supporto umano specializzato

Un aspetto distintivo dell’MDR è la presenza di esperti in carne e ossa, pronti a intervenire quando serve. Questo supporto è fondamentale per affrontare situazioni complesse e prendere decisioni rapide.

6. Integrazione con l’infrastruttura esistente

Il servizio deve adattarsi al tuo ambiente IT, senza bisogno di stravolgere tutto. Un MDR efficace si integra facilmente con i sistemi già in uso, riducendo tempi e costi di implementazione.


Conclusione: sicurezza su misura per la tua impresa

Adottare un servizio MDR significa investire nella continuità del tuo business. Non serve essere esperti per capire che prevenire è molto più conveniente che subire un attacco informatico.

CYBERTO è al fianco delle PMI italiane per offrire soluzioni concrete e accessibili, capaci di garantire tranquillità e protezione anche senza risorse interne dedicate alla sicurezza.

Contattaci per scoprire come il nostro servizio MDR può fare la differenza per la tua azienda.

 

Immagine che simboleggia l'applicazione del GDPR e della direttiva NIS 2 per rafforzare la cybersicurezza delle piccole e medie imprese

GDPR e NIS 2: la difesa parte dalla cybersicurezza

GDPR e NIS 2: la difesa parte dalla cybersicurezza

Negli ultimi anni, la crescente minaccia di attacchi informatici ha spinto l’Unione Europea a rafforzare il quadro normativo per la cybersicurezza. Per le piccole e medie imprese italiane, non si tratta più solo di adeguarsi a delle leggi, ma di cogliere l’opportunità di trasformare la sicurezza informatica in un vero asset strategico.

Tra le normative di riferimento spiccano il GDPR (Regolamento Generale sulla Protezione dei Dati) e la nuova direttiva NIS 2, che pongono le basi di una cultura della protezione dei dati e delle infrastrutture digitali. In questo articolo vedremo come queste regolamentazioni rappresentino oggi uno strumento chiave per la resilienza aziendale e per la sicurezza nazionale.


GDPR: la protezione dei dati come responsabilità aziendale

Il GDPR, in vigore dal 2018, ha rivoluzionato il modo in cui le aziende trattano i dati personali. Anche una piccola impresa che gestisce dati dei clienti, dei fornitori o dei dipendenti è tenuta a:

  • adottare misure tecniche e organizzative adeguate alla sensibilità dei dati trattati,
  • notificare eventuali violazioni entro 72 ore,
  • mantenere un registro aggiornato dei trattamenti,
  • rispettare il principio di “privacy by design”.

Il GDPR non è solo burocrazia: promuove una gestione più consapevole dei dati, migliora la reputazione aziendale e riduce il rischio di sanzioni e danni reputazionali.


NIS 2: cybersicurezza come difesa nazionale

La direttiva NIS 2 (Network and Information Security), entrata in vigore nel gennaio 2023 e in fase di recepimento in Italia, estende le precedenti regole a un numero molto più ampio di settori e imprese. Non solo grandi infrastrutture critiche, ma anche PMI strategiche nei settori dell’energia, sanità, trasporti, ICT e manifattura saranno coinvolte.

Tra i nuovi obblighi:

  • valutazione e gestione dei rischi informatici,
  • piani di risposta agli incidenti,
  • notifica di eventi significativi,
  • formazione continua del personale.

Per molti imprenditori, può sembrare un ulteriore carico. Ma in realtà la NIS 2 impone un cambio di mentalità: la cybersicurezza non è più una questione tecnica, ma una questione di resilienza aziendale e stabilità nazionale.


Perché le PMI devono agire ora

Molte piccole e medie imprese italiane sottovalutano la propria esposizione. “Non ho dati sensibili”, “chi mai attaccherebbe me?”: sono frasi comuni ma pericolose.

In realtà, le PMI rappresentano un bersaglio privilegiato per i criminali informatici, proprio perché spesso meno protette. Un attacco può bloccare le attività per giorni, compromettere relazioni commerciali e comportare costi elevati per il ripristino e per eventuali sanzioni.

Adeguarsi a GDPR e NIS 2 significa:

  • proteggere la continuità operativa,
  • costruire fiducia con clienti e partner,
  • prevenire danni economici e reputazionali,
  • allinearsi a una visione moderna e proattiva del fare impresa.

Cybersicurezza e competitività: due facce della stessa medaglia

Le normative non devono essere vissute come un ostacolo, ma come una spinta all’innovazione. Investire in cybersicurezza migliora i processi interni, rafforza la governance e rende l’impresa più competitiva, anche sui mercati internazionali.

Inoltre, seguire una strategia coerente con le disposizioni europee prepara l’azienda a future certificazioni, facilita l’accesso a bandi pubblici e incrementa il valore percepito del brand.


Conclusione: una scelta strategica per il futuro

In un contesto in cui il digitale permea ogni ambito produttivo, la cybersicurezza non può più essere demandata o improvvisata. GDPR e NIS 2 sono strumenti fondamentali per creare un sistema economico più sicuro, stabile e competitivo.

Le piccole e medie imprese italiane, cuore pulsante dell’economia nazionale, hanno oggi l’occasione di giocare un ruolo da protagoniste in questa trasformazione. Non si tratta solo di “mettersi in regola”, ma di costruire un futuro più resiliente, etico e sostenibile.

Per approfondire i contenuti della direttiva NIS 2, ti consigliamo di consultare la pagina ufficiale della Commissione Europea:
👉 EU Commission – NIS2 Directive


 CYBERTO, specializzata in cybersicurezza per le piccole e medie imprese italiane, può supportarti in tutte le fasi di adeguamento alla Direttiva NIS 2 e al GDPR, assicurando che la tua azienda sia sempre protetta e in linea con la normativa vigente.

Schema degli obblighi di cybersicurezza richiesti dalla NIS 2 per le piccole e medie imprese secondo le linee guida dell’ACN

NIS 2: gli obblighi di base spiegati alle PMI

NIS 2: gli obblighi di base spiegati alle PMI

La cybersicurezza è diventata una priorità strategica anche per le piccole e medie imprese italiane (PMI). Con l’entrata in vigore della direttiva europea NIS 2 e la pubblicazione degli obblighi minimi da parte dell’ACN (Agenzia per la Cybersicurezza Nazionale), le imprese non possono più permettersi di ignorare la protezione dei propri sistemi informatici.

In questo articolo spiegheremo in modo semplice e chiaro cosa prevede la NIS 2, quali sono gli obblighi base introdotti dall’ACN e cosa devono fare le PMI per essere conformi, anche senza avere competenze tecniche specifiche.


Cos’è la Direttiva NIS 2 e perché riguarda anche te

La Direttiva NIS 2 (Network and Information Security 2) è una normativa europea che aggiorna e rafforza la precedente Direttiva NIS del 2016. Il suo obiettivo è migliorare la resilienza informatica di aziende e organizzazioni in tutti i settori considerati essenziali o importanti, estendendo l’ambito d’applicazione anche a molte PMI.

A differenza della prima versione, la NIS 2 coinvolge un numero molto più ampio di imprese e introduce obblighi precisi e controllabili, con possibili sanzioni in caso di inadempienza. La normativa si applica a realtà che gestiscono dati, sistemi IT o servizi digitali strategici per il funzionamento del mercato e della società.


Il ruolo dell’ACN e gli obblighi minimi

In Italia, la Agenzia per la Cybersicurezza Nazionale (ACN) ha il compito di attuare la direttiva NIS 2. A tal fine, ha pubblicato un documento con gli obblighi minimi di cybersicurezza che ogni azienda coinvolta deve rispettare. Questi obblighi riguardano sia gli aspetti tecnici sia quelli organizzativi e gestionali.

Ecco i principali requisiti imposti:

  1. Governance della cybersicurezza
    Le imprese devono individuare un referente interno per la sicurezza informatica, anche esterno all’organico ma con un ruolo definito.
  2. Gestione dei rischi
    Occorre valutare periodicamente i rischi informatici e adottare misure per ridurli, come backup regolari e controllo degli accessi.
  3. Piani di gestione degli incidenti
    È necessario avere un piano per reagire prontamente a eventuali attacchi informatici, compresa la segnalazione degli incidenti all’ACN.
  4. Formazione del personale
    Tutti i dipendenti devono essere informati sui rischi digitali e formati per riconoscere comportamenti pericolosi, come email di phishing.
  5. Protezione della rete e dei sistemi
    Devono essere adottate misure tecniche di base, come firewall, antivirus aggiornati e segmentazione della rete.

Queste misure non richiedono necessariamente investimenti elevati, ma vanno pianificate e integrate nella gestione quotidiana dell’impresa.


Perché anche le PMI devono adeguarsi

Molti imprenditori credono che la cybersicurezza sia un problema solo per le grandi aziende. Niente di più sbagliato. Le PMI sono bersagli sempre più frequenti di attacchi informatici, proprio perché spesso meno protette. Inoltre, se si opera in un settore considerato “essenziale” o “importante” (come sanità, energia, trasporti, fornitori IT, ecc.), il rispetto degli obblighi NIS 2 diventa obbligatorio per legge.

Adeguarsi alle nuove regole significa:

  • Prevenire danni economici e reputazionali
  • Evitare sanzioni amministrative
  • Aumentare la fiducia di clienti e partner

Come iniziare il percorso di adeguamento

La conformità alla NIS 2 e agli obblighi ACN può sembrare complessa, ma è un percorso graduale. Per iniziare, è utile:

  • Effettuare un audit di cybersicurezza per capire lo stato attuale
  • Identificare le misure minime già in atto e quelle mancanti
  • Definire un piano di adeguamento, con scadenze e priorità
  • Valutare l’affiancamento di un partner specializzato, come CYBERTO, per la consulenza e l’implementazione tecnica

Una spinta verso la cultura della sicurezza

La NIS 2 rappresenta una svolta importante: non si tratta solo di adeguarsi a un obbligo di legge, ma di costruire una cultura della sicurezza digitale. Questo è un vantaggio competitivo, non un costo. Le imprese che proteggono i propri dati e sistemi proteggono anche il loro futuro.

Secondo un recente rapporto dell’ENISA (Agenzia dell’Unione europea per la cybersicurezza), la mancanza di consapevolezza e formazione interna è una delle cause principali degli incidenti cyber nelle PMI.


Conclusione

Gli obblighi introdotti dalla direttiva NIS 2 e dall’ACN non sono solo un adempimento normativo, ma un’opportunità per rendere le piccole e medie imprese italiane più sicure, efficienti e resilienti. Con l’aiuto giusto e una strategia chiara, anche le PMI possono affrontare con successo questa sfida.

CYBERTO, specializzata in cybersicurezza per le piccole e medie imprese italiane, può supportarti in tutte le fasi di adeguamento alla Direttiva NIS 2, assicurando che la tua azienda sia sempre protetta e in linea con la normativa vigente.

Rappresentazione visiva del concetto di NIS2, la normativa europea sulla cybersecurity per aziende e infrastrutture critiche.

Evento NIS2: Normativa o opportunità?

Il nostro evento del 29 maggio sul futuro della cybersecurity

Il 29 maggio abbiamo avuto il piacere di ospitare, con la nostra azienda CYBERTO, un evento dal vivo dedicato a uno dei temi più caldi e cruciali del momento: la nuova normativa europea NIS2. L’incontro, intitolato “NIS2: Normativa o opportunità?”, ha rappresentato un momento di confronto, approfondimento e ispirazione sul futuro della cybersecurity per imprese pubbliche e private.

Una sala piena di interesse e consapevolezza

La partecipazione è stata superiore alle aspettative, con numerosi professionisti del settore IT, imprenditori e rappresentanti della Pubblica Amministrazione che hanno riempito la sala con entusiasmo e tante domande. È stato evidente come il tema della sicurezza informatica sia ormai considerato una priorità trasversale, che riguarda ogni settore e ogni organizzazione.

NIS2: una rivoluzione normativa

Durante l’evento, abbiamo analizzato nel dettaglio la nuova direttiva NIS2, che eleva la cybersecurity a interesse nazionale primario, obbligando enti e aziende a rivedere le proprie strategie di protezione dei dati e dei sistemi informatici. Abbiamo cercato di rispondere a una domanda cruciale: NIS2 è solo un obbligo normativo, o anche un’opportunità di crescita e innovazione?
I nostri relatori hanno offerto una prospettiva concreta: NIS2 è un’occasione per rafforzare le infrastrutture digitali e guadagnare fiducia da parte di clienti e stakeholder.

Un confronto ricco e stimolante

Grazie a interventi di esperti del settore, tavole rotonde e momenti di networking, l’evento si è trasformato in un’opportunità per costruire cultura, creare sinergie e condividere buone pratiche. Tra i temi discussi:

  • Obblighi di compliance e impatti per le PMI
  • Come prepararsi a un audit NIS2
  • Soluzioni tecnologiche per garantire sicurezza e continuità operativa
  • Il ruolo della formazione continua nella difesa digitale

Le immagini dell’evento

Abbiamo raccolto alcuni scatti dell’evento per rivivere insieme i momenti più significativi. Le trovate in fondo a questo articolo. Ogni foto racconta un pezzo di un dialogo sempre più necessario: quello tra imprese, tecnologia e sicurezza.

E adesso?

Un sentito grazie ai nostri relatori per la professionalità, la chiarezza e la passione con cui hanno saputo guidarci nell’esplorazione della direttiva NIS2, offrendo spunti concreti e visioni strategiche fondamentali per affrontare le nuove sfide della cybersecurity.

Questo evento rappresenta solo l’inizio di un percorso. CYBERTO continuerà a promuovere cultura e strumenti per affrontare le nuove sfide digitali. Se vuoi ricevere materiali di approfondimento o essere aggiornato sui prossimi appuntamenti, contattaci